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E’ previsto per la mattina di giovedì 20 giugno - l’arrivo nel porto di Genova di un’altra nave-cargo saudita, la Bahri Jazan, con il probabile intento di imbarcare i 4 gruppi elettrogeni della Teknel che, a seguito delle mobilitazioni dei lavoratori portuali, erano stati trasferiti nelle scorse settimane al Centro smistamento merci (Csm) per essere ispezionati. Ancora una volta rinnoviamo il nostro appello al Governo a sospendere immediatamente l’invio di ogni tipo di materiale militare destinato all’Arabia Saudita e contestualmente invitiamo le maestranze del porto di Genova a non prestare il proprio servizio per operazioni di carico di merci e materiali militari o di uso duale destinati ai sauditi.
Come noto, grazie alla mobilitazione dei lavoratori portuali e della società civile, lo scorso 21 maggio la nave cargo saudita Bahri Yanbu è salpata dal porto di Genova senza imbarcare il materiale “dual use”, ma con specifiche anche militari, destinato all’Arabia Saudita. Si tratta di 4 gruppi elettrogeni su rimorchio, dotati di palo telescopico del tipo TK 13046 prodotti dall’azienda Teknel di Roma per alimentare centri di comunicazione, comando e controllo per operazioni di natura aerea e terrestre. Questi generatori – come documenta la Relazione governativa sulle esportazioni di materiali militari (si veda foto allegata) – fanno parte di un ordinativo di 18 gruppi elettrogeni del valore 7.829.780 di euro la cui esportazione è stata autorizzata alla Teknel da parte del competente organo nazionale, l’Autorità nazionale - UAMA (Unità per le autorizzazioni dei materiali di armamento) che fa capo al Ministero degli Esteri. A seguito di questa autorizzazione tali prodotti sono da ritenersi, a tutti gli effetti, materiali ad uso militare sia per la tipologia di materiale sia per il destinatario e utilizzatore finale: la Guardia Nazionale Saudita, corpo di natura militare, secondo molte fonti dispiegato nel conflitto in Yemen.
Non è compito, quindi, né delle autorità locali (Prefettura, Questura, Autorità Portuale ecc.), né dell’azienda e nemmeno dei lavoratori portuali o dei loro sindacati stabilire se si tratta o meno di materiali militari: ciò è già stato definitivamente stabilito dall’Autorità nazionale UAMA che ne ha autorizzato l’esportazione proprio in tale forma e con le opportune procedure.
Dobbiamo purtroppo prendere atto che da parte del Governo italiano non sono ancora giunte decisioni riguardanti il blocco dell'invio di materiali militari verso i Paesi coinvolti nel conflitto in Yemen, come invece fatto da altri Paesi europei nostri partner. Nessuna decisione formale è stata presa nonostante il Presidente del Consiglio Conte abbia dichiarato lo scorso 28 dicembre 2018 davanti alla stampa nazionale e internazionale che «il governo italiano è contrario alla vendita di armi all’Arabia Saudita per il ruolo che sta svolgendo nella guerra in Yemen. Adesso si tratta solamente di formalizzare questa posizione e di trarne delle conseguenze». Nulla di tutto ciò purtroppo è ancora avvenuto.
Anche alla luce di questi ulteriori sviluppi le nostre organizzazioni rinnovano l’appello:
Amnesty International Italia, Comitato per la riconversione RWM e il lavoro sostenibile, Movimento dei Focolari Italia, Rete della Pace, Rete Italiana per il Disarmo, Save the Children Italia. Da Disarmo.org
Precisazione segnalata già in occasione del precedente tentativo di imbarco: Secondo quanto comunicatoci il 30 maggio dal Direttore generale della Teknel S.r.l., dott. Raffaele Greco, la sigla "SMTS" riportata sulle placche identificative dei generatori Teknel rimasti a terra a Genova non significa “Space Missile and Tracking System” bensì "System Mobile Tetra Solution" e si tratta di "generatori a supporto di sistemi di telecomunicazione utilizzati dalla Guardia Nazionale Saudita". Il dott. Raffaele Greco ci informa inoltre che i SYSTEM MOBILE TETRA SOLUTION sono "generatori a supporto di sistemi di telecomunicazione utilizzati dalla Guardia Nazionale Saudita (pari alla Protezione Civile o ai Carabinieri italiani) in caso di Disaster Recovery per mantenere attive le telecomunicazioni durante particolari eventi ambientali (alluvioni, frane ecc.) o a seguito di eventi catastrofici (terremoti, tumulti ecc.) che compromettono le normali linee di telecomunicazione siano esse fisse o mobili. Tali sistemi pertanto sono di supporto ed aiuto alla popolazione".