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Il sasso lanciato nello stagno del mondo cattolico dal mio intervento “Marcia Perugia-Assisi. E i cattolici dove sono?” ha provocato diverse reazioni ed alcune precisazioni. Un piccolo moto ondoso.
Simone Sereni sul blog vinonuovo.it si chiede: “Forse è anche il tempo di rideclinare lo spirito e la potenza delle ‘parole di pace’ sulle situazioni concrete che - e che male c’è - anche in Italia la gente vive? E come declinare i temi della Marcia guardando alle situazioni umane e sociali concrete delle nostre città e paesi?”. Certo! Ma non ho visto solo bandiere palestinesi, peraltro legittime, ma anche molte persone disabili che vedono messo a rischio l’indennità di accompagnamento o molti immigrati che chiedono di lavorare fuori dal caporalato o molti insegnanti precari che ce l’avevano con il tunnel tra il Gran Sasso e Ginevra voluto dalla Gelmini. Insomma, più degli altri anni, i temi che toccano la vita di ogni povero cristo in Italia s’è intrecciato con i temi mondiali di un Maghreb libero, di un’Onu dei popoli, di un’Europa che lascia crepare centinaia di persone nel Mediterraneo.
Federico Benedetti, in risposta a Sereni, scrive: “Resto convinto che l’idea di ‘marciare’ gridando slogan non appartenga alle modalità proprie delle manifestazioni pubbliche dei cattolici. I cattolici si distinguono per le processioni, anche accompagnate dai ‘flambeau’, i rosari, le veglie di preghiera, i pellegrinaggi ai santuari. Tutto il resto, pur riconoscendo le buone intenzioni di organizzatori e partecipanti, appartiene ad altri mondi: la politica, i sindacati”. Ecco; credo che Federico, involontariamente, fotografi bene la scissione. Da un lato la politica e i sindacati e dall’altro i cattolici con i loro rosari, veglie e pellegrinaggi. O si sta di qua o si sta di là. Invece noi stiamo nel mezzo. O almeno cerchiamo di farlo. Stare di qua o di là appartiene alla guerra; alla purezza della guerra. Non v’è luogo più sporco della “pace” ove è doveroso sporcarsi le mani.
Benedetti teme inoltre che la partecipazione dei cattolici presterebbe il fianco ai partiti di sinistra o di estrema sinistra. Certo. Già Capitini chiedeva che non vi fossero “bandiere di partito”, ma 50 anni di storia nonviolenta della marcia ci dimostra quanto il rosso di queste bandiere sia venuto meno lasciando spazio all’arcobaleno. Non è con la diserzione ma con la partecipazione che si avanzano idee e proposte.
Un ex dirigente di Brescia della Presidenza nazionale dell’Azione Cattolica è dispiaciuto per il sovrapporsi di date e orari ma ci ha informato di un’ampia partecipazione di loro tesserati. Ne prendiamo atto con sincera gioia. Abbiamo infatti visto molte parrocchie ed altrettanti gruppi scout.
Ci ha fatto estremo piacere aver incontrato alcune persone che hanno disertato, come da noi proposto, la convention del Movimento dei Cristiano sociali mostrandoci il pass. Erano contenti di condividere la bellissima giornata di sole con altre 200mila persone.
Ci ha scritto anche il segretario nazionale del MLAC (Movimento Lavoratori Azione Cattolica), Giuseppe Patta, precisando che il suo movimento ha da sempre promosso la Perugia-Assisi e l’incontro in Puglia, da noi citato, riguardava solo i segretari diocesani. Lo segnaliamo per correttezza anche se preferiremmo per i futuri 50 anni che su 50 sabati più 50 domeniche l’anno se ne scegliesse magari una non coincidente.
Achille Tagliaferri del dipartimento Pace e stili di vita delle Acli nazionali ci ringrazia per il macigno nello stagno: non v’è più acqua. Plaude tutto il network che sta sostenendo la campagna No F35. Scrive Tagliaferri: “Ora occorre non abbassare la guardia: il messaggio è lanciato, ma i tristi e arroganti ‘uomini della guerra’ contano sull’oblio, sulla dimenticanza, sul lasciar passare....perché tanto non si può fare nulla. No,la società civile non ci sta, i poveri che fanno fatica ad andare avanti non ci stanno, i bambini che non hanno le dovute cure educative non ci stanno, le donne e gli uomini che lavorano o che hanno perso il lavoro non ci stanno: gridano forte e vogliono che quei denari – che loro appartengono – non siano follemente sperperati, dissipati, sottratti a ben altre esigenze, di vita e non di morte annunciata. No, non abbasseremo la guardia, ma alzeremo la voce. E questo chiediamo a tutti gli uomini di buona volontà, a qualunque fede, religione, partito, schieramento appartengano. In particolare chiediamo alla politica di essere tale, di avere, oltre che indignazione, anche capacità di visione, coraggio di scegliere. La marcia di domenica, gioiosa e forte, ha voluto ancora una volta dire che il vento sta cambiando, lasciando intravvedere un nuovo albeggiare in cui i nostri bambini, i nostri giovani andranno ad abitare. Grazie a tutti e coraggio!”.
Achille ha recentemente incontrato un ammiraglio Capo di Stato Maggiore a Palazzo Chigi dove ha rimostrato riguardo le folli spese militari in tempo di crisi. L’Ammiraglio, imbarazzato, non seppe come rispondere se non appellandosi, anch’egli, al fatto di essere “un buon cattolico”. Ci risiamo. Siamo indignati. Tra flambeau e bombardieri.
Fabio Pipinato
(direttore di Unimondo)