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Dopo la quinta edizione che si era conclusa con la partecipazione straordinaria di Roberto Saviano, il Festival dell'Economia di Trento anche quest'anno ha dato ampio spazio, nei suoi incontri, al tema delle mafie. Calcio scommesse, DVD contraffatti, capi di abbigliamento falsi. Non vi sono limiti per le mafie nel permeare l'economia.
Il 28 maggio, a Napoli, nelle suggestive catacombe di San Gennaro, nel cuore del rione Sanità s'è affrontato sottoterra il tema dell'economia sommersa. Eravamo in uno dei quartieri più difficili della città partenopea, ma che grazie all'impegno di don Antonio Loffredo, parroco del rione, è riuscito a rinascere coinvolgendo in modo positivo e costruttivo i giovani del posto che hanno preferito lo studio e l'impegno, piuttosto che la scorciatoia della camorra. Una scelta non facile, tutt'altro che scontata, se si pensa che, soprattutto per i ragazzi del Sud, la laurea è spesso sinonimo di disoccupazione ed emigrazione verso altre città o Paesi. Invece, come ha specificato il sociologo dell'Università di Salerno Vicenzo Moretti, "un giovane che sceglie la camorra può guadagnare anche 500 euro a settimana attraverso lo spaccio di droga".
Non è un caso che il Festival dell'Economia parli di mafia. Come ha sottolineato la giornalista della "Stampa" Tonia Mastrobuoni introducendo un dibattito, al giorno d'oggi la mafia non gira più con la pistola nascosta nella fondina, ma piuttosto con la pistola appoggiata sul tavolo. Come dire: agisce meno nell'ombra, non spara quasi più, ma si siede al tavolo delle trattative che contano. Fa impresa. Incide sull'economia. Una mafia diversa, che ha subìto una metamorfosi negli ultimi dieci-quindici anni. Diventando forse ancora più subdola e preoccupante.
Questa trasformazione è stata raccontata da Raffaele Cantone, magistrato che si è occupato delle indagini sul clan camorristico dei Casalesi, che a Trento ha presentato il libro “I gattopardi. Uomini d'onore e colletti bianchi: la metamorfosi delle mafie nell'Italia di oggi”. “Questo libro - ha detto il giudice - nasce dal tentativo di dimostrare che non c'è una linea marcata di confine fra la società civile e la criminalità organizzata. Le mafie moderne permeano in molti aspetti della società civile e non sono più soltanto delle organizzazioni criminali, ma vere e proprie società di servizi che attecchiscono soprattutto dove lo Stato è assente”. Le mafie, quindi, non più come anti-Stato, bensì come organizzazioni che offrono servizi alle imprese e conquistano consenso attraverso i rapporti con le istituzioni, ma anche sfruttando la “pubblicità” del calcio. “Il problema della mafia si risolve regolamentando i meccanismi economici. Negli ultimi anni – continua Cantone – è stata fatta una grande attività di disinformazione dando l'impressione di una società civile buona a cui si contrappone una mafia brutta e cattiva. In realtà le cose non sono affatto così, ma sono molto più complesse. Abbiamo a che fare con una “mafia-service” che offre servizi alle imprese, permea la società civile e rischia di eliminare gli imprenditori sani ed onesti”.
Poi l'autore ha affrontato il tema del consenso che le mafie moderne conquistano attraverso la politica, ma non solo. Ad esempio, un altro mezzo da sfruttare è il calcio. Celebre la foto di Maradona assieme al boss Giuliano. Più recente quella di Marek Hamsik, stella del Napoli, con un boss di Secondigliano. Con questa “pubblicità” la mafia - in questo caso la camorra - diventa uno status symbol, uno strumento di promozione che permette di ottenere consenso soprattutto a livello locale. Una mafia moderna, i cui confini sono sempre più labili. “Per combatterla non basta arrestare i boss - ha concluso Raffaele Cantone - ma bisogna cambiare il sistema, indebolendo il potere che permette di controllare meccanismi economici e modelli di sviluppo". Da qui si comprende il binomio tra Camorra e calcio scommesse.
Nulla di più vero. E la sfida non è facile. Bisogna combatterla partendo dalle piccole cose, dalle azioni quotidiane. Una, ad esempio, può essere quella di non acquistare capi o prodotti contraffatti. Dietro al mercato del falso che coinvolge praticamente tutti i settori: dalla moda all'auto, dal mobile alla cosmesi, infatti, ci sono le grandi organizzazioni criminali, che guadagnano moltissimo. Ne ha parlato, a Napoli, il generale Umberto Sirico della Guardia di Finanza che ha spiegato come "la camorra sia, in tema di contraffazione, organizzatissima a livello industriale". Il business della contraffazione è enorme, il ricarico che le organizzazioni recuperano è nell’ordine del 500%. Nemmeno la droga permette di ottenere ricavi così alti. Concludendo, Sirico ha fatto una triste constatazione. "Purtroppo - ha detto - il fenomeno della contraffazione è molto spesso sottovalutato sotto il profilo sociale. La contraffazione è però deleteria perché, oltre ad arricchire le organizzazioni criminali, altera le regole del mercato e rischia di incidere sulla salute del cittadino perché i prodotti contraffatti sono spesso insicuri". Ed ha lanciato un appello che sembra quasi uno spot sul quale riflettere. “Oggi un chilogrammo di dvd contraffatti vale di più di un chilo di droga”.