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Un’idea di futuro
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“Davanti ad un cambiamento epocale ove l’Italia, sino a qualche decennio fa, deteneva il 3,5% d’export mondiale verifichiamo il ridimensionamento di distretti come Sassuolo che aveva il primato nella ceramica (50% del fatturato mondiale) o Carpi per la maglieria – made in Italy. Di fronte a tutto ciò non v’è un’idea politica di futuro. Un piano. Se non qualche forma di secessione che scaricherebbe il “debito pro capite” al Sud d’Italia”. Di fronte alla politica del “si salvi chi può” Tonino Perna propone 4 idee ed un appuntamento.
Pazienza il vuoto politico ma il tentativo di divorziare con la cultura, attraverso il taglio a tutti gli istituti culturali è grave. Le idee, per Andrea Riccardi de la Comunità di Sant’Egidio, potrebbero essere la via per sortire dall’attuale stallo. Gli risponde, sempre da Perugia, il sociologo Tonino Perna, già Presidente del Comitato Etico di Banca Etica.
“Davanti ad un cambiamento epocale ove l’Italia, sino a qualche decennio fa, deteneva il 3,5% d’export mondiale verifichiamo il ridimensionamento di distretti come Sassuolo che aveva il primato nella ceramica (50% del fatturato mondiale) o Carpi per la maglieria – made in Italy. Di fronte a ciò non v’è un’idea politica di futuro. Un piano. Se non qualche forma di secessione che scaricherebbe il “debito pro capite” al Sud d’Italia”. Di fronte alla politica del “si salvi chi può” il professore dell’Università di Messina propone 4 idee ed un appuntamento.
1. Ridurre le importazioni petrolifere. A tal proposito la bilancia energetica segnala una spesa di 70 miliardi di $ / anno. Si potrebbe, con un forte investimento culturale, fare un’operazione già sperimentata in molti comuni virtuosi con la “raccolta differenziata” incontrando face to face i cittadini per insegnare a risparmiare energia. Poi c’è l’investimento tecnologico,(come sta facendo la Toyota con il motore ibrido), che la Fiat, ma non solo, dovrebbe fare in grande scala. Vanno favorite da un lato tutte le politiche energy saving d’autoproduzione; dal solare all’eolico e dall’altro il trasporto pubblico. L’obiettivo è arrivare a 35 miliardi con un risparmio pari al valore di una finanziaria.
2. Riequilibrare la bilancia alimentare. Smettiamola d’importare prodotti scadenti e valorizziamo i prodotti locali. La sola Calabria importa l’85% del cibo consumato dai calabresi e nel contempo vede il 30% delle proprie terre abbandonate. Servono politiche che favoriscano il re insediamento, anche degli immigrati, nelle comunità montane al fine di dare occupazione e prevenire disastri ecologici. Non è possibile abbandonare i terrazzamenti costruiti nei millenni in soli pochi anni. A tale fine, i gruppi di acquisto equi e solidali stanno diventando una risposta sia per i produttori che per i consumatori. A Rosarno, per esempio, le arance sono pagate 7 cent/Kg e solo coinvolgendo i disperati della terra è possibile la raccolta. Un patto tra i GAS Toscana ed i produttori di Rosarno, a 50 cent/Kg. permettono la sostenibilità dei primi, l’assunzione dei lavoratori ed il consumo privo di antiparassitari da parte dei consumatori.
3. Rilanciare l’industria culturale. L’Italia sta disinvestendo in Ricerca, Scuola, Università. Ma anche in altri settori culturali. La sola industria del cinema contava 200.000 addetti ed ha sfornato grandissimi registi riconosciuti in tutto il mondo. Non possiamo avere TV nazionali con film americani di second’ordine come non possiamo immaginare di competere in settori ove la Cina o l’India la fanno da padroni.
4. Tutt’altra finanza. Da un lato c’è bisogno, da parte dello Stato, di recuperare un suo spazio di autonomia; avere una sua banca. Il più grande azionista della più grande Banca Italiana vien da Tripoli e sono troppi i Comuni Italiani che si stanno iperindebitando scaricando i costi sulle generazioni future. Dall’altro d’incentivare risposte dal basso come Banca Etica, le diverse forme di microcredito e microfinanza e, se necessario, ricorrere ad altre monete stampate in loco.
L’appuntamento è a Teano il 26 ottobre per una cooperazione civile, culturale ed economica tra il nord ed il sud di questo Paese.
Fabio Pipinato (Direttore di Unimondo)






