Tavola pace: "aprire la Striscia di Gaza", disappunto per voto dell'Italia all'Onu

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"Aprite gli occhi! Qui si sta consumando una grave tragedia umana". Inizia così il documento finale a conclusione di "Time for Responsibilities" la Perugia-Assisi che quest'anno si è tenuta in Israele e nei Territori palestinesi e che ha visto la partecipazione di 400 italiani. L'iniziativa è stata promossa dal Coordinamento nazionale degli Enti locali per la Pace e i Diritti umani e da numerose altre realtà tra cui la Piattaforma delle Ong italiane per il Medio Oriente e la Tavola della pace in collaborazione con la Rete Europea degli Enti Locali per la Pace in Medio Oriente e con il sostegno della Fondazione Anna Lindh per il Dialogo tra le Culture e di numerose Istituzioni locali e Regionali

"La Terra Santa - prosegue la nota - è oggi una terra violenta e violentata, intrisa di ingiustizie e soprusi. Israeliani e palestinesi non ce la faranno da soli a ritrovare la via della pace. Questo è il tempo della disperazione che precede altra violenza. Solo l'intervento di un "terzo" attore potrà spezzare la spirale della guerra. Quel "terzo" siamo noi. Noi europei che abbiamo da saldare un immenso debito storico nei confronti di entrambi i popoli. Noi europei che abbiamo un grande interesse vitale a chiudere subito e positivamente questo conflitto prima che diventi impossibile".

Sottolineando che "Non è più il tempo degli appelli" - la delegazione italiana evidenzia che "Questo è il tempo delle nostre responsabilità". "Il Governo italiano, il Parlamento, le forze politiche, il mondo dell'informazione, gli Enti Locali e la società civile: ciascuno deve fare la propria parte". La delegazione chiede pertanto "all'Italia e all'Europa di esigere l'immediata riapertura della Striscia di Gaza. Gli insediamenti sono una forma di punizione collettiva inumana, illegale e controproducente". Inoltre chiede "ai nostri Governi di ripetere le parole pronunciate all'Onu dal presidente Obama e di operare coerentemente per favorire l'unità dei palestinesi e riportare tutte le parti al tavolo del negoziato finale". Infine invita il mondo dell'informazione "a raccontarla giusta. Continuare a nascondere le ingiustizie e le sofferenze quotidiane di così tante persone ci impedisce di essere all'altezza delle nostre responsabilità".

Giovedì 15 ottobre, in rappresentanza dei 400 della marcia per la pace in Medio Oriente una delegazione ha visitato la striscia di Gaza. "Per mesi abbiamo cercato di entrare nella striscia di Gaza e ci è stato impedito. Ieri ci siamo riusciti" - ha detto Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della Pace. "La Perugia Assisi è entrata a Gaza nove mesi dopo la guerra per portare anche ai palestinesi di Gaza la nostra piena solidarietà. Quello che abbiamo visto è orribile. Camminando sulle macerie di quell'ultima guerra abbiamo sentito ancora le urla di dolore dei morti, tantissimi, dei feriti molti di più, e dei sopravvissuti ai quali il giorno dopo la guerra è toccato di iniziare un'altra guerra: quella per la sopravvivenza.

"Dobbiamo dire basta - prosegue Lotti. Il mondo deve impedire che l'assedio di Gaza continui ad alimentare la disperazione, l'odio e la violenza. Dobbiamo chiedere agli israeliani cosa pensano di fare di questo milione e mezzo di bambini e di persone. Perchè nessun essere umano può essere costretto a vivere in simili condizioni. Chi vuole seriamente la pace ha il dovere di agire con determinazione per riaprire le porte di Gaza. È una priorità assoluta. È una priorità di pace. Non è una concessione ad Hamas. È un premio alla dignità di ogni essere umano".

L'assemblea dei partecipanti a conclusione dell'iniziativa ha espresso "profondo disappunto" per il voto contrario espresso dall'Italia, dagli Stati Uniti e da pochi altri sulla risoluzione dell'ONU scaturita dal rapporto Goldstone. Il rapporto segnala che nonostante il Governo israeliano abbia cercato di descrivere l'operazione come un atto legittimato dal diritto all'autodifesa, il piano israeliano su cui si è basata "Piombo Fuso" sarebbe stato, in realtà, diretto contro la popolazione di Gaza. Così la distruzione dei depositi di viveri, del sistema idrico e di case private sarebbero state il frutto di una politica sistematica e diretta dell'esercito israeliano e non effetti collaterali di operazioni belliche.

Il Rapporto Goldestone condanna anche il continuo lancio di razzi da parte di Hamas verso le colonie israeliane che, a partire dall'aprile del 2001, hanno costantemente terrorizzato la popolazione israeliane di quegli insediamenti. In particolare nel rapporto viene presentata la possibilità che entrambe le parti si siano rese responsabili di crimini di guerra e proprio per questo il Segretario Generale dell'Onu, Ban Ki-Moon, ha chiesto a israeliani e palestinesi di aprire indagini credibili e indipendenti che facciano chiarezza su quanto riportato proprio nel rapporto Goldstone.

La settimana di marcia si è svolta fra Territori palestinesi e Israele. Da Betlemme, Hebron, Bil’in, Birzeit, Jenin, Nablus, villaggi di Swahreh, At Tucani, Artas; Gaza, Nazareth, Haifa, Neve Shalom, Jaffa, Sderot, Galilea e Tel Aviv. [GB]

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