Striscia di Gaza: verso una nuova guerra?

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Diciotto morti e 57 feriti. E' questo il bilancio, trasmesso da fonti palestinesi e ripreso dai principali media israeliani ed internazionali, del numero di vittime gazawi a conclusione di un weekend che sembrerebbe preannunciare l’inizio di una nuova guerra aperta nella Striscia di Gaza.

Tre giorni di scambi di colpi, iniziati con una risposta israeliana all’attentato, rivendicato dalle brigate al Qassam (il braccio armato di Hamas), che ha causato due feriti in un attacco a uno scuola bus israeliano colpito da un missile anti-carro. Tre giorni di scambi di colpi che rappresentano il più violento e sanguinoso susseguirsi di rappresaglie dall’offensiva Piombo Fuso del 2009. Tre giorni di scambi di colpi che, interessando in prima linea l’esercito israeliano e gli integralisti di Hamas, colpiscono direttamente o indirettamente anche i circa 1,5 milioni di abitanti di Gaza, che rischiano di essere coinvolti in un nuovo, violento, conflitto che potrebbe travolgere quei 40 chilometri di terra affacciata sul Mediterraneo.

Una situazione di crisi che si sta delineando con sempre maggiore chiarezza in seguito agli avvenimenti degli ultimi giorni e che non giunge di certo inaspettata. Sono diverse settimane, ormai, che raid israeliani e lanci di razzi dalla Striscia si alternano, accompagnati da un susseguirsi di provocazioni e dichiarazioni politiche, denunciate anche da parte della società civile israeliana e palestinese, che portano ad immaginare scenari disastrosi per le parti coinvolte.

E mentre sul web circolano voci non fondate, messe in circolo da alcune associazioni, che il Medio Oriente si troverebbe già di fronte a una nuova operazione militare israeliana, apparentemente denominata “Operation scorching summer” (Operazione estate rovente), quanto appare invece evidente è che il rischio di un’escalation è sempre più tangibile e che la tensione lungo il confine continua ad aumentare. Hamas ha, infatti, decretato lo stato di emergenza a causa, appunto, della crescente tensione con Israele, dichiarando, per tramite del portavoce Ihab al-Ghussein, la necessità di “proteggere e salvare gli abitanti presi di mira dall’occupante sionista”. Ad influenzare l’evolversi della situazione ci sarebbero, da un lato, la ripresa dei colloqui sulla riconciliazione tra Fatah e Hamas, in corso al Cairo, dall’altro anche le recenti polemiche successive al ritrattazione, seppur parziale, del contestato rapporto Goldstone preparato in relazione all’operazione Piombo Fuso.

Al momento Israele e Hamas starebbero, sorvegliati dalle Nazioni Unite, trattando una tregua, ma i lanci di razzi dalla Striscia proseguono, nonostante dal fronte palestinese giungano rassicurazioni. “Se Israele cesserà le aggressioni”, ha infatti dichiarato il portavoce di Hamas Sami Abu Zuhri, “in maniera naturale la calma tornerà”. E’ la Lega araba, invece, a chiedere la no fly zone sopra la Striscia. E non lascia ombra di dubbio la dichiarazione del premier israeliano Netanyahu, rilasciata in una riunione di Governo e ripresa da media locali e internazionali: “La nostra politica è chiara: se gli attacchi contro civili e i militari israeliani proseguiranno, la risposta israeliana sarà di gran lunga più severa”.

Michela Perathoner
(Inviata di Unimondo)

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