Povertà: ma in tre anni possiamo arrivare a tutti i poveri

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Con l’approvazione da parte del Senato della Legge delega sulla povertà, per la prima volta nella storia del nostro Paese il Parlamento ha definito una reale misura di contrasto alla povertà assoluta. «Questo è un punto di partenza, non di arrivo e c’è la necessità di una decretazione attuativa all’altezza della sfida, ma non dimentichiamo da dove partivamo: in Italia non c’è mai stata una misura nazionale contro la povertà assoluta e oggi c’è. Questo è giusto ricordarlo»: così Cristiano Gori, coordinatore scientifico dell’Alleanza Contro la Povertà, commenta l’approvazione definitiva della legge delega sulla povertà. Nata nel 2013, l’Alleanza Contro la Povertà è stata la prima a parlare di Reddito di Inclusione Sociale: «ci siamo confrontati con Governo, maggioranza e opposizione, sui contenuti. È stato un confronto fruttuoso e ne siamo grati», sottolinea Gori.

Con l’approvazione della legge si apre una nuova sfida: da un lato la stesura di decreti delegati che garantiscano l’efficacia del REI, dall’altra predisporre un Piano nazionale contro la povertà che definisca il progressivo ampliamento della platea dei beneficiari, per arrivare a tutta la popolazione in povertà assoluta. Per questo Gori afferma che questo di oggi è «un punto di partenza» e che la seconda fase del lavoro deve iniziare «domani, cioé subito». Due sono gli obiettivi: «universalismo» e «inclusione».

«Oggi con il REI arriviamo circa a un povero su tre, è necessario un Piano che in tempi brevi arrivi a tutti i poveri assoluti», spiega Gori. Tempi brevi, per lui, significa «nei tre anni del primo Piano triennale. Non è impossibile, nel 2018 avremo già due miliardi, ne mancano cinque per arrivare ai sette necessari per raggiungere tutti, è un obiettivo raggiungibile. È un tema di scelte politiche». Siccome ad aprile sui tavoli dei decisori politici ci sarà il documento di programmazione economica finanziaria, le scelte politiche devono cominciare subito.

Il secondo obiettivo è l’inclusione, quella che la nuova misura porta fin nel nome. Ciò che la differenza da altre proposte è proprio il fatto che non si tratta solo di un contributo monetario ma che ai soldi si affiancano servizi, ovvero un aiuto individualizzato, costruito per aiutare ad uscire dalla povertà: «i percorsi di inclusione per essere effettivi hanno bisogno di strumenti», afferma Gori. «La delega dichiara gli obiettivi di inclusione, ma non esplicita gli strumenti: saranno quindi i decreti a doverli esplicitare. E per noi gli strumenti necessari a garantire l’efficacia della misura sono tre: le risorse, nel senso che ai servizi alla persona deve essere assicurato un finanziamento adeguato; l’assistenza tecnica agli operatori dei servizi, per porli nelle condizioni di costruire percorsi di inclusione; un sistema di monitoraggio». Le tre cose, conclude Gori, stanno insieme: «l’investimento sul welfare locale funziona se accompagnato da strumenti per chi lavora e da controllo».

Sara De Carli da Vita.it

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