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Vittorio Zucconi scrive su repubblica.it: “Più vedo all’ opera e conosco questa nuova classe dirigente di ciarlatani, pescivendole, zoccole, puttanieri, lenoni, inetti, favoreggiatori, giornalisti di corte, più rimpiango gli odiati democristiani con i loro 'Intellettuali della Magna Grecia', i loro TG da taglianastri e i notabili da baronie. Lo so, è grave, ma abbiamo tanto atteso e invocato il “Vento del Nord” e guardate che pezzenti e stracciaculi ci ha portato, roba da far rimpiangere lo scirocco. Sciantose, figli di papà somari, ex massaggiatori del Milan (almeno quello faceva qualcosa di utile a noi tifosi del Milan) spediti a pedate nel sedere in Consiglio Regionale di quella Lombardia che si vantava di essere il cuore “morale” d’Italia, mentre Roma è ulteriormente spolpata dai famelici avvoltoi del sindaco Alemagna”. Fine citazione.
Non lo so. Devo esser sincero. Non rimpiango molto della prima repubblica, del CAF (Craxi, Andreotti, Fanfani), del pentapartito, delle stragi impunite (piazza fontana, italicus, Ustica, strage di piazza della loggia Brescia, piazza fontana, degli anni di piombo che hanno visto cadere Emilio Alessandrini, Mario Amato, Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta, Virgilio e Stefano Mattei, Aldo Moro e la sua scorta, Vittorio Occorsio, Guido Rossa, Walter Rossi, Walter Tobagi, Valerio Verbano ed ancora ed ancora. Gli oltre 600 morti per mafia. Una guerra vinta a metà.
Insomma se la seconda Repubblica si sta caratterizzando per il fango l’allora prima Repubblica si caratterizzò per il sangue e tra le due non esito a scegliere. Certo, il degrado della classe politica era minore. Non s’era mai assistito ad una compravendita di “responsabili” a cielo aperto ma per ciò che riguarda lo “scontro istituzionale” tra i 3 poteri v’era eccome. Tant’è che molti giudici perirono.
La realtà è che siamo parte di un processo. Stiamo crescendo. Abbiamo appena 65 anni di storia ed è giunto il tempo di porci delle domande. Anzi. A rispondere alle domande che Aldo Cazzullo ha posto dal Corsera. Così. Per ridisegnare assieme un orizzonte. Una terza repubblica.
1) Qual’è l'idea del nostro Paese che stiamo trasmettendo alla comunità internazionale?
Un Paese europeo che persegue con determinazione il raggiungimento degli obiettivi del millennio al fine di dimezzare la povertà materiale al suo interno e non solo. Un paese che non divide più il mondo in stati canaglia ed amici ma abita tutte le mediazioni possibili favorendo il più possibile il progresso delle Istituzioni internazionali.
2) Quale il modello di vita che mostriamo ai nostri figli?
Sobria, faticosa e felice. Dopo decenni di opulenza è tempo della grande fatica al fine di ridurre drasticamente il debito pubblico al fine di liberare le giovani generazioni dal giogo. Il sogno è “rimettersi in piedi”. A tal fine saremo disposti, parlamentari in primis, a ridurre drasticamente del 50% i propri emolumenti e del 50% le cariche pubbliche. A ben pensarci è l’unica proposta reale che l’attuale premier potrebbe fare per rimettersi in sella. A cascata riduzione degli enti locali e sobrietà in tutto l’agire politico. Insomma, una quaresima che farà dimenticare le orge del carnevale d’oggi. Se ciò accadesse si ripercuoterebbe subito nel privato ove i manager sarebbero alquanto imbarazzati a guadagnare centinaia di volte la “giusta mercede”dell’operario e gli evasori più incalliti avrebbero motivo per emergere dal nero. Un modello di vita nonviolento che programma la riduzione drastica e progressiva dei 25 miliardi di euro anno per la Difesa a fronte di un aumento importante e decisivo dei fondi per le scuole e la formazione del corpo docente al fine di ritemprare pro futuro nuove classi dirigenti.
3) Quale l'immagine dell'Italia che lasceremo alle generazioni a venire?
Un’Italia che sa ancora rialzarsi. Dalle macerie della guerra come del decadimento morale. Una Nazione che non si sfalda. Anzi. Si unisce per lottare la mafia, la corruzione, il malaffare. L’opinione pubblica viene rieducata a disintossicarsi dall’intrattenimento televisivo per scegliere un’informazione corretta che gli permetta di partecipare alla vita civile. Ritornerà presto la “passione per la città”, l’amore per le cose comuni, per dirla con Giorgio La Pira. Riusciranno dal cassetto le “virtù sociali” e saranno in molti ad andare a votare. Verrà collettivamente bandita la delega passiva. Si farà a gara per informarsi sui programmi dei partiti e le personalità dei candidati. I diritti avranno la meglio sui favori.
L’Italia saprà discernere il bene comune da quello privato. Restituirà il primato al lavoro e al sapere, alla cultura e all’ambiente. Si preparerà per un nuovo umanesimo. Buon 150° anniversario a tutti.
Fabio Pipinato






