Messico: proteste per il sostegno di Deutsche Bank alla Supervia

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Responsabilità sociale globale”: questo l’impegno assunto dalla Deutsche Bank, il più grande gruppo bancario tedesco, che - aderendo al Global Compact delle Nazioni Unite - si era vincolata a rispettare una serie di impegni che avrebbero garantito la non partecipazione a progetti dubbi, considerati dannosi dalla società civile.

Impegno mancato. A puntare il dito sulla banca sono un gruppo di 21 associazioni della società civile messicana che si oppone al megaprogetto Supervia Poniente che prevede la costruzione di una bretella autostradale a Città del Messico. Secondo queste organizzazioni il progetto portato avanti dalla società spagnola OHL, di cui la banca tedesca è fiduciaria, viola i diritti dei cittadini e non è di utilità pubblica. Per questo oltre alle altre manifestazioni di protesta, poche settimane fa le associazioni hanno mandato una lettera a Josef Ackermann, presidente del consiglio d’amministrazione della DB, chiedendo come mai la banca abbia deciso di partecipare al progetto come fiduciaria della OHL e allontanarsi così dagli impegni presi aderendo al Global Compact.

Tra le varie organizzazioni firmatarie figura Bibitekas, associazione che nel 2010 è stata finalista al “Premio Deutsche Bank Urban Age: Rediseñar al DF”, un progetto per ridisegnare il Distrito Federal con una attenzione particolare alla promozione di soluzioni ambientali sostenibili. Le organizzazioni ricordano alla banca tedesca le sue stesse parole: “Il nostro impegno si focalizza su tre principali linee di azione sostenibili: protezione dell’ambiente, uguaglianza sociale e gestione d’impresa responsabile”. Impegni presi pubblicamente da Deutsche Bank in materia di sostenibilità, viabilità futura, strategie climatiche e promozione attiva del dialogo. Impegni assunti anche aderendo al Global Compact delle Nazioni Unite (il patto globale che comunque mostra non poche ombre) e che, tuttavia, appaiono disattesi per tutta una serie di irregolarità che stanno caratterizzando il progetto della Supervia. Per questo nella lettera si chiede specificatamente se la banca abbia comunicato formalmente alle Nazioni Unite la sua uscita dal Global Compact, dato che non rispetta più i principi ai quali si richiede di aderire per poterne fare parte.

Anche la Commissione per i Diritti Umani del Distrito Federal (CDHDF) lo scorso febbraio aveva accertato che le opere per la costruzione della Supervia Poniente hanno violato già i diritti alla sicurezza, all’informazione, alla partecipazione, al vivere in un ambiente sano, ma anche l’accesso all’acqua e alla casa degli abitanti di Città del Messico. Motivi per cui la Commissione ha raccomandato al governo del Distrito Federal la sospensione dei lavori (in .pdf).

Nonostante tutto, però, i lavori continuano e le violazioni pure con un alto rischio di danno ambientale grave e irreversibile. Gli studi ambientali presentati per giustificare l’opera sono stati apertamente contestati da esperti di ecologia ed ecosistemi delle principali istituzioni di educazione ambientale messicane, compresa la UNAM: questi studi avvertono anche riguardo all’impatto dell’opera a medio e lungo termine sul bosco occidentale di Città del Messico, sulla funzione primordiale di ricarica delle falde acquifere e il contenimento delle piogge. Ma i danni riguarderebbero anche il livello di emissioni contaminanti. Uno studio dell’Istituto di Politiche per il Trasporto e lo Sviluppo (ITDP) ha dimostrato infatti che la costruzione della Supervia provocherà un aumento delle emissioni di CO2 come risultato dell’aumento del traffico nella città e il conseguente incremento uso di benzina.

Nonostante questi studi siano stati valutati come attendibili dallo stesso governo locale – che ha anche ammesso di avere un conflitto di interesse dato che è socio consultivo della SIGEA (Sistemas Integrales de Gestión Ambiental), impresa responsabile degli studi – non è stata giudicata necessaria la realizzazione di una consultazione popolare che per legge dovrebbe invece essere obbligatoria.

Le associazioni della società civile e gli studiosi ambientalisti hanno presentato varie opzioni alternative alla costruzione della Supervia: si tratta di alternative che fanno riferimento al Piano Verde di Città del Messico che stabilisce la necessità di un trasporto pubblico efficiente, meno inquinante e di qualità, una riduzione dell’uso delle auto private e la protezione e conservazione dei boschi, importantissimi per le falde acquifere. Il Piano Verde è stato varato del governo del Distrito Federal nel 2007 ed è stato il risultato di una consultazione popolare mentre – denunciano gli attivisti – il progetto Supervia non era neppure contenuto nei programmi del governo locale, ma è stato incorporato in maniera retroattiva nel 2010, nel Piano di Trasporto e Viabilità 2007-2012.

Al di là delle perplessità sul progetto in sé, l’azione degli attivisti messicani mette in evidenza come le dichiarazioni fatte da grandi aziende di aderire a progetti che prevedono una responsabilità sociale d’impresa sono sempre più numerose, ma anche come in diversi casi non si traducono in fatti concreti e risultano in una semplice operazione di marketing. Per questo la domanda posta dalle organizzazioni messicane, che hanno chiesto a Deutsche Bank di dichiarare formalmente l’intenzione di uscire dal Global Compact, è una richiesta nel senso della coerenza e della trasparenza che va oltre le proteste e le critiche a un progetto controverso.

Elvira Corona

 

Articoli di Unimondo in cui si tratta del Global Compact (dal più recente):

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