Lo squadrismo, si sa, è la manifestazione più evidente del fascismo

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Foto: Youtube.com

Lo squadrismo, si sa, è la manifestazione più evidente del fascismo. 

Non di un “ritorno al fascismo”, badiamo bene: è bene ricordare che in Italia  non è mai sparito, soprattutto in una fetta della classe dirigente. Qualcuno dice che il fascismo nel nostro Paese c’era ancora prima che Mussolini gli desse forma, nel 1919. Esiste - dicono costoro - come tratto caratteristico degli italiani. Mussolini stesso ne era convinto, tanto da raccontare, in un'intervista al Corriere della Sera nel 1945, che lui il fasciamo non lo aveva inventato, ma “lo aveva tratto dalla pancia degli italiani”. 

In ogni caso - vera o meno sia questa affermazione - lo squadrismo è parte naturale e integrante del fascismo, che come si sa non è ideologia, ma violenza che nasce dalla frustrazione, spostata a interessi individuali. Pensate al percorso di Mussolini. Nel 1919 lancia il fascismo come forza rivoluzionaria anticlericale, repubblicana e pro lavoratori. Sostiene questa idea teorizzando la "violenza come strumento di affermazione”. Una volta arrivato al potere, trasforma l’Italia in un Paese clericale, grazie ai Patti Lateranensi, crea un impero per il piccolo re e taglia diritti e salari ai lavoratori.

Insomma, diciamo che il fascismo si basa sulla capacità di “sfruttare il momento”, cioè sull’opportunismo. Ed è questo opportunismo che in questi mesi ha ridato fiato ad uno squadrismo mai morto. Il crescendo del suo manifestarsi promette tempi duri, soprattutto grazie all’impunità di cui gode con il governo Meloni. Perché questo governo magari non è tecnicamente fascista - la Presidente del Consiglio lo assicura - ma è certamente sostenuto, alimentato e retto da fascisti veri, che non si vergognano di esserlo.

Basta ricordare alcuni fatti, degli ultimi anni.

Dicembre 2021, Napoli: si celebra l’anniversario del Movimento Sociale Italiano, il partito antenato di Fratelli d’Italia. Una quarantina di persone decidono che degno modo per ricordarlo è fare il saluto romano. Saluto che Meloni considera “antistorico”. Sarà, ma gli iscritti e i dirigenti del suo partito lo usano ad ogni occasione. Ne sanno qualcosa al consiglio comunale di Ventimiglia, dove Iso Isnardi, di Fratelli d’Italia, usa il saluto per chiedere la parola. O nell’aula comunale di Cogoleto, dove il 27 gennaio 2021 tre consiglieri, una della Lega e due di Fratelli d’Italia, hanno votato una mozione facendo il saluto romano.

Piccoli episodi, che si sommano alle tante foto postate sui social di dirigenti del partito in camicia nera o divise militari del ventennio, alla campagna elettorale di Gimmi Cangiano, per le regionali in Campania, con il mussoliniano motto “me ne frego”.

Sono passaggi importanti, perché al di là delle posizioni e delle rassicurazioni di Meloni - “la destra ha consegnato il fascismo alla storia” - aprono la strada alla violenza fascista. Che è lì, pronta a colpire. Lo sanno a Verona, per anni governata dalla destra simil-fascista: i picchiatori hanno sprangato stranieri, barboni e militanti di sinistra godendo della piena impunità. Firenze è solo una nuova - ma non ultima pagina - di questa evoluzione. I picchiatori fascisti degli studenti del liceo Michelangelo hanno rivendicato il loro gesto, non si sono nascosti. Hanno rivendicato, con tanto di striscione, la “libertà di lottare”, dimenticando che il fascismo, in Italia e per legge, non è un’idea politica: è un crimine. La stessa dimenticanza deve aver colpito l’improbabile ministro all’Istruzione, Giuseppe Valditara, quando ha censurato il comportamento della dirigente scolastica, rea di aver “preso posizione” nella vicenda, difendendo le vittime dell’aggressione.

Il comportamento di Valditara svela il pericolo vero di questo momento storico italiano: i fascisti sono al governo, anche a prescindere dalle eventuali volontà di Meloni. Sono al governo portando la cattiveria, la violenza e l’arroganza proprio del fascismo e delle sue frustrazioni. Sono al governo mettendo al centro dell’azione sempre e comunque la violenza, fisica o verbale.

Possiamo fare qualcosa? Si, possiamo fermarli. Possiamo evitare di rassegnarci all’idea che “meloni ha vinto le elezioni”. Il Centrodestra ha preso il 44% dei voti validi, Fratelli d’Italia il 26%. Non sono la maggioranza degli italiani. Gli italiani che non hanno votato Fratelli d’Italia e i suoi alleati sono - fra elettori di altre forze e astenuti - la grandissima maggioranza. Quindi, non c’è ragione di rassegnarci. E non c’è motivo per regalare impunità ai criminali che picchiano studenti, oppositori e stranieri. La loro impunità si nutre della nostra indifferenza. E’ successo nel’22 del secolo scorso. Questa volta non deve accadere.

Raffaele Crocco

Sono nato a Verona nel 1960. Sono l’ideatore e direttore del progetto “Atlante delle Guerre e dei Conflitti del Mondo” e sono presidente dell’Associazione 46mo Parallelo che lo amministra. Sono caposervizio e conduttore della Tgr Rai, a Trento e collaboro con la rubrica Est Ovest di RadioUno. Sono diventato giornalista a tempo pieno nel 1988. Ho lavorato per quotidiani, televisioni, settimanali, radio siti web. Sono stato inviato in zona di guerra per Trieste Oggi, Il Gazzettino, Il Corriere della Sera, Il Manifesto, Liberazione. Ho raccontato le guerre nella ex Jugoslavia, in America Centrale, nel Vicino Oriente. Ho investigato le trame nere che legavano il secessionismo padano al neonazismo negli anni’90. Ho narrato di Tangentopoli, di Social Forum Mondiali, di G7 e G8. Ho fondato riviste: il mensile Maiz nel 1997, il quotidiano on line Peacereporter con Gino Strada nel 2003, l’Atlante delle Guerre e dei Conflitti del Mondo, nel 2009. 

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