La riscoperta della responsabilità

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Pubblichiamo volentieri questo fondo di Enrico Franco che fa intravvedere un barlume di speranza e che ci aiuta ad uscire dall” ipertrofia dell’Io”. Nella società – per Franco - si manifesta «un recupero del principio di responsabilità rispetto a un eccesso di libertà individuale e di estensione dei diritti». Non solo: si riscoprono anche «il principio di autorità» e il valore delle «regole minime di convivenza», andando pertanto verso «un superamento dell’eccessivo autoriferimento soggettivistico, di cui si avvertono i limiti a tutti i livelli».

In un’Italia sempre più incattivita e degradata, un barlume di speranza ci viene offerto da due eventi che hanno visto come protagonisti intellettuali con il cuore a Trento e i piedi nel mondo. Nadio Delai, già direttore del Censis e di Rai Uno, ha svolto un’inchiesta per conto degli «over 50» di Confcommercio: indagando un vasto campione di tutta la popolazione italiana, come ha riferito venerdì il Corriere della Sera, il sociologo ha appurato che da un’ampia maggioranza di cittadini sale una domanda di «vita buona».

A Torino, invece, oltre duemila coordinatori infermieristici hanno tenuto il loro congresso ragionando su una ricerca condotta dal professor Ugo Morelli (che i nostri lettori conoscono anche per i suoi acuti editoriali): queste figure centrali della moderna medicina non si sono perse in rivendicazioni corporative o sindacali, ma hanno riflettuto su come tradurre la propria preziosa esperienza pratica in una teoria generale in grado di migliorare il sistema sanitario nazionale. C’è un filo sottile che lega i due lavori di ricerca. La tesi di Delai, suffragata dalle risposte di duemila italiani, è che si sia ormai sgonfiata la «bolla soggettuale» cresciuta grazie a una sorta di «ipertrofia dell’Io». Nella società, dunque, si manifesta «un recupero del principio di responsabilità rispetto a un eccesso di libertà individuale e di estensione dei diritti».

Non solo: si riscoprono anche «il principio di autorità» e il valore delle «regole minime di convivenza», andando pertanto verso «un superamento dell’eccessivo autoriferimento soggettivistico, di cui si avvertono i limiti a tutti i livelli». Insomma, gran parte di noi ha capito che l’egoismo porta a un mondo cattivo in cui i vantaggi delle «furbizie» concesse sono assai inferiori ai costi che dobbiamo pagare. Provo a tradurre con un esempio: il gusto di poter eludere facilmente il fisco si spegne davanti a un’amministrazione pubblica allo sbando, rendendo palese che, se è consentito non adempiere ai propri doveri, parallelamente neppure i diritti saranno tutelati a sufficienza.

Il salto di qualità sta nella riscoperta del principio di responsabilità, seguendo inconsciamente l’invito kennedyano a non chiedersi cosa possa fare il nostro Paese per noi, bensì cosa possiamo fare noi per il nostro Paese. Esattamente così si sono mossi a Torino i coordinatori infermieristici che pure avrebbero mille rimostranze da avanzare (a iniziare dal fatto che il loro ruolo, caricato di sempre nuove funzioni, rimane tuttora da definire con precisione, tant’è che perfino la qualifica è indeterminata, essendo in auge pure quella vecchia di «caposala»). Guidati da una gentile ma determinata presidente, la veronese Maria Gabriella De Togni, e con l’aiuto di studiosi di valore (oltre a Morelli ha visto schierate la psicologa Carla Weber e la docente universitaria Luisa Saiani), per tre giorni si sono messi in discussione al fine di elaborare una teoria utile a migliorare non la propria condizione bensì la cura del paziente.

Enrico Franco Corriere del Trentino

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