La crisi USA-IRAQ secondo Phyllis Bennis

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L'attuale crisi tra gli USA e l'Iraq è il prosieguo di più di dieci anni di antagonismo tra Washington e Baghdad, che ha visto coinvolto tre amministrazioni americane. Per capire a fondo perché adesso ci troviamo sull'orlo di una guerra, tuttavia, bisogna guardare da vicino agli obiettivi dell'attuale amministrazione Bush, che è spinta al conflitto delle massicce riserve petrolifere irachene e dall'obiettivo di espandere il potere militare statunitense nel mondo.

Il governo iracheno ha indubbiamente un passato brutale, e gli USA ed i suoi alleati non avrebbero mai dovuto facilitarne l'accesso alle armi di distruzione di massa, come hanno fatto nel corso degli anni 80, la decade che ha visto una stretta alleanza USA-Iraq. Non ci sono prove tuttavia che l'Iraq abbia attualmente a disposizione armi di distruzioni di massa funzionanti, o che rappresenti una minaccia immediata per gli Stati Uniti; né che vi sia alcun legame tra l'Iraq e gli eventi del 11 Settembre, nonostante le affermazioni del governo Bush. Una guerra degli USA contro l'Iraq violerebbe la legge internazionale e rafforzerebbe la nostra reputazione di superpotenza arrogante e senza alcuna responsabilità. Gli effetti sarebbero particolarmente drammatici in Medio Oriente, dove molti governi sono in equilibrio precario tra una popolazione sempre più indignata e le richieste di Washington, da cui dipendono per gli aiuti militari ed economici. Una guerra causerebbe grandi sofferenze in Iraq, già devastato dalla guerra del 1991 e da anni di sanzioni economiche rovinose, ed esporrebbe altri a gravi rischi, inclusi decine di migliaia di soldati americani.

Se gli USA fossero lungimiranti, cercherebbero di lavorare attraverso le Nazioni Unite per promuovere il disarmo, i diritti umani e la democrazia interna ed in tutta la regione, e perseguirebbero politiche energetiche interne al fine di ridurre la nostra dipendenza dal petrolio e dunque i nostri interventi nel Golfo Persico e altrove.

Fonte: Zmag Italy

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