Kossovo tutto ok

Stampa

Pubblichiamo volentieri parte della prefazione del libro curato da Astrid Mazzola “Kossovo tutto ok.” Astrid era diciottenne ai tempi delle bombe, poi più nulla l'aveva avvicinata ai Balcani. Con delicatezza e quasi timore ci si affaccia dieci anni dopo, e offre a noi lettori il quadro che ha colto. Impreziosito dal suo sguardo e dalle sue riflessioni, perché nelle interviste contano le domande tanto quanto le risposte. Parte della prefazione qui riportata è di Mauro Cereghini, già direttore di Unimondo.

Il libro

Quando ho parlato per la prima volta di questo libro con l'editore, aveva in mente due possibili autori a cui affidarlo. Uno era un giornalista professionista, affermato e già esperto di cose internazionali, che facilmente avrebbe prodotto con un viaggio di pochi giorni un reportage d'effetto. Ma forse anche di facciata. L'altra era una giovane pubblicista, con qualche collaborazione editoriale alle spalle e nessuna conoscenza dei Balcani. Ma tanta umiltà per ascoltare, passione per le cose nuove da scoprire e tempo da dedicare alle persone, oltre che alle loro interviste. Fummo subito concordi nell'indirizzarci a lei, e così Astrid Mazzola è diventata l'autrice di “In Kosovo tutto ok!”.

Il Kosovo

Già, la multiformità del Kosovo. Ricordo quando lo visitavo per la prima volta, a metà degli anni novanta, scoprendone sempre nuovi volti. La vita urbana di Pristina e la ruralità estrema di certi villaggi, la sacralità dei monasteri ortodossi e lo straniamento (per me) al canto del muezzin. E poi le contraddizioni: internet e carretti a cavallo, la vecchia Yugo – una copia socialista della Fiat Ritmo – e i moderni Suv. I paradossi, come quello dell'allora leader albanese Ibrahim Rugova, controllato giorno e notte dai servizi segreti serbi ma libero di ricevere tutte le delegazioni straniere in visita, compresa la nostra. O quello del presidente del piccolo partito democristiano kosovaro, che ci mostrava orgoglioso la sua foto con Giulio Andreotti, al solito serafico e probabilmente ignaro di sedere al fianco di un democristiano musulmano...

La guerra

Nel 1998, s’innesca la spirale tra repressione serba nella provincia e azioni di lotta – o terrorismo, secondo i punti di vista – dei gruppi armati nel frattempo cresciuti e riuniti nell'UCK, l'Esercito di liberazione albanese. E poi ai bombardamenti Nato del 1999 su Serbia e Montenegro, dopo i tentativi falliti della comunità internazionale di fermare le violenze. Volutamente falliti, dicono alcuni, perché sullo scacchiere mondiale si giocavano partite molto più ampie che si facevano scudo del Kosovo. Quasi tre mesi di bombe, dal 24 marzo al 10 giugno. La reazione serba cacciò dalle case molte centinaia di migliaia di persone, forse la metà della popolazione kosovara. E poi fosse comuni, stupri, distruzione delle case. Dall'altra parte le conseguenze umane e ambientali dei raid aerei: le vittime civili, i ponti distrutti sul Danubio, l'uranio impoverito...

Il dopoguerra

Finiti i bombardamenti e cacciati esercito e paramilitari serbi dalla provincia, in pochi giorni gran parte della popolazione albanese rientra nelle proprie case. Vincitrice, seppure ferita dai morti e dalle distruzioni. Si creano perciò due Kosovo separati, ribaltando quelli del decennio precedente: le nuove autorità riconosciute sono in mano agli albanesi, mentre i serbi vivono in poche zone a nord di Mitrovica o dentro enclave, mantenendo un sistema parallelo fedele a Belgrado. In mezzo c'è il protettorato Onu. L'equivoco creato dagli accordi di pace, che ribadiscono formalmente l'appartenenza giuridica del Kosovo alla Serbia ma ne sanciscono di fatto il distacco, congela tutto. E nel vuoto si inseriscono le mafie, che senza grandi ostacoli controllano la ricostruzione ed i flussi economici dall'estero.

La solidarietà internazionale

Ugualmente confusa è la presenza nel decennio post bellico delle organizzazioni non governative, arrivate a centinaia per testimoniare la solidarietà del mondo. Buoni sentimenti e carità pelosa, professionalità e cinismo si mescolano in quello che con Michele Nardelli abbiamo chiamato “circo umanitario”. Senza disprezzo, ma consapevoli che spesso il marketing del buon cuore nasconde l'interesse per il business della ricostruzione. O più semplicemente un lavoro come un altro, che si può fare tanto a Pristina quanto a Kabul o Mombasa. Incuranti della storia locale, della cultura, della politica...

In Kosovo tutto ok?

Kosovo, guerra, dopoguerra, solidarietà: tutto si ritrova nel libro che avete tra le mani. Per scriverlo Astrid Mazzola si è immersa personalmente nella realtà kossovara. Era diciottenne ai tempi delle bombe, poi più nulla l'aveva avvicinata ai Balcani. Con delicatezza e quasi timore ci si affaccia dieci anni dopo, e offre a noi lettori il quadro che ha colto. Impreziosito dal suo sguardo e dalle sue riflessioni, perché nelle interviste contano le domande tanto quanto le risposte. E poi gli affreschi, i paesaggi che coglie dal finestrino dell'auto o passeggiando per Peja-Pec. Anche la difficoltà di avvicinare un luogo tanto pieno di complessità e contraddizioni a partire dal nome, diverso per le due lingue che lo abitano.

Ultime notizie

Il Punto - Le tensioni sugli oceani del Mondo

24 Ottobre 2025
Oltre ad Ucraina e Palestina, il Risiko per il controllo dello scacchiere mondiale si gioca negli oceani. (Raffaele Crocco)

Si torna a parlare di Scam City

23 Ottobre 2025
La giunta birmana libera 2mila cyber schiavi a KK Park sul confine tra Myanmar e Thailandia. 

La Lungimiranza del Malawi: il fotoreportage

22 Ottobre 2025
Il fotoreportage dal Malawi di Silvia Orri.

Rinnovabili VS nucleare

21 Ottobre 2025
Ma l'energia nucleare può ancora competere con le energie rinnovabili? No! (Alessandro Graziadei)

Le 200 multinazionali che comandano nel mondo

20 Ottobre 2025
Francuccio Gesualdi: “le risorse per eserciti e industria bellica sono sottratte alla soluzione problemi sociali e ambientali”. (Laura Tussi)

Video

Serbia, arriva a Bruxelles la maratona di protesta di studenti per crollo alla stazione di Novi Sad