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Incontro con Giuliana Sgrena
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Dopo aver incontrato la moglie di Nicola Calipari abbiamo incontrato Giuliana Sgrena e siamo a proporvi questa intervista tratta dal Trentino. La nota giornalista constata che “oggi non c’è più reazione alle notizie ed è fondamentale andare di persona ad informare con un contatto diretto. Le guerre vengono ignorate e noi veniamo abituati a non reagire, non informarci”. Provocata da una domanda dal pubblico, afferma: invece di disarmo totale e informazione su cosa sia la guerra, vedo addirittura la militarizzazione nelle scuole e la corsa alla competizione, che è educazione alla violenza e sopraffazione. A questo si deve dire di no.
Perché è urgente testimoniare di persona, non solo con le parole scritte, le guerre del mondo?
Oggi non c’è più reazione alle notizie ed è fondamentale andare di persona ad informare con un contatto diretto. Le guerre vengono ignorate e noi veniamo abituati a non reagire, non informarci. Non si sa come siano andate a finire, per esempio sulla guerra in Iraq non ci si pone domande.
Questo vuol dire che c’è una sorta di addormentamento intellettuale, etico?
La televisione sta abbassando il livello culturale della nostra società, che si è abituata a fare il tifo davanti allo schermo, e ha annichilito la capacità di reazione e riflessione. Io lotto perché il pubblico diventi consapevole di avere diritto all’informazione, soprattutto da parte della televisione pubblica. Parlo della tv perché purtroppo pochi leggono il giornale contentandosi di apprendere tutto dallo schermo.
Stiamo parlando di censura, di informazioni volontariamente taciute?
Sì, la verità fa paura e di alcune questioni l’atteggiamento è quello di non parlarne perché potrebbero portare a prese di posizione. In Afghanistan siamo andati in guerra, non è una missione di pace invadere il territorio e bombardarlo uccidendo inevitabilmente civili. Ma l’ipocrisia si nasconde nel fatto che la nostra Costituzione non ammette la guerra e quindi con “missione di pace” si nasconde la verità. Ed è una guerra che abbiamo perso. Dopo nove anni non sono stati sconfitti i capi talebani, ma si sono avute maggiori adesioni a sostegno di tale ideologia. A malincuore la popolazione si è avvicinata al male peggiore, visto che noi li bombardiamo costringendoli alla miseria.
C’è un’alternativa alla guerra?
Certo. Bin Laden è un mostro che ci si è rivolto contro dopo essere stato costruito da noi. Il cambiamento deve essere interno appoggiando movimenti democratici locali, che ci sono, non esportando democrazia con i carrarmati. Ogni guerra ha avuto dei pretesti per l’invasione che sta minando quei semi di democrazia interna, i cui primi segnali passano attraverso la richiesta di riconoscimento di diritto da parte delle donne e l’educazione alla pace nelle scuole.
E qui in Italia?
Invece di disarmo totale e informazione su cosa sia la guerra, vedo addirittura la militarizzazione nelle scuole e la corsa alla competizione, che è educazione alla violenza e sopraffazione. A questo si deve dire di no.






