I giornali di carta non moriranno mai

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Negli ultimi vent’anni molti giornali statunitensi hanno usato internet per distribuire le notizie, ma hanno avuto solo un successo limitato. Secondo Iris Chyi, docente alla scuola di giornalismo dell’università del Texas ad Austin, sempre più persone si informano online attraverso gli aggregatori di notizie come Google news o social network come Facebook. Il problema è che queste piattaforme non producono notizie, ma ripubblicano quelle scritte dai giornali. 

Alcuni editori hanno definito Google “un vampiro digitale”. Con una larga base di utenti e una crescita esponenziale della pubblicità, Google e Facebook sono diventate aziende gigantesche, mentre la maggior parte dei 1.300 quotidiani statunitensi ha una tiratura di circa trentamila copie e competere con Google o Facebook è impossibile. Per questo la Newspaper association of America ha chiesto al congresso di poter negoziare collettivamente con Google e Facebook. Parte del problema infatti deriva dagli stessi giornali, che hanno dato gratuitamente i loro contenuti. 

Questo ha condizionato i ricavi pubblicitari, che online, dopo vent’anni di sperimentazione, restano deludenti. I ricavi pubblicitari dei giornali sono passati dai 3,2 miliardi di dollari del 2007 ai 3,5 miliardi del 2014. Google invece nel 2016 ha raccolto con la pubblicità 89,6 miliardi di dollari, mentre Facebook 27,6 miliardi. 

Gli editori americani hanno perso la loro battaglia digitale, ma se possono sopravvivere è perché le loro edizioni cartacee riescono ancora a guadagnare abbastanza. I legislatori devono fare in modo che le multinazionali non fagocitino il giornalismo. Ma anche i consumatori devono fare la loro parte, sostenendo i prodotti di qualità. Perché nel mercato libero sono loro ad avere l’ultima parola.

Da Internazionale.it

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