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Honduras e Kosovo: l’unione fa la forza
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Ad un anno esatto dal riconoscimento dello Stato del Kosovo da parte della Repubblica centroamericana dell’Honduras, ai primi di settembre il presidente honduregno Porfirio Lobo Sosa è volato da Tegucigalpa a Pristina per la sua prima visita ufficiale al piccolo paese balcanico.
Una visita che il Ministro per le Opere Pubbliche e Trasporti, Miguel Pastori ha definito come storica, “perché apre nuove significative opportunità, grazie anche al riconoscimento del presidente Lobo”. Pastor ha parlato del Kosovo come un paese che “sta lottando in maniera permanente per l’unità, la riconciliazione, la pace e la democrazia”. Parole che, se lette con attenzione, potrebbero essere applicate anche alla situazione honduregna.
In realtà il motivo ufficiale della visita - che è stato tenuto segreto fino all’ultimo a Tegucigalpa - è stato quello di stabilire relazioni commerciali tra i due paesi: è infatti prevista a breve l’apertura di un Consolato a Pristina per favorire collaborazioni in materia di infrastrutture ed energia.
Ma non solo: durante gli incontri con la presidente kosovara Atifete Jahjaga e il primo ministro Hashin Thace, Lobo si è ufficialmente impegnato a lavorare perché anche altri stati riconoscano al più presto il Kosovo dichiarando che “si impegnerà perché i paesi del Centro America analizzino la situazione e riconoscano il Kosovo come uno stato libero, sovrano e indipendente”.
La ex provincia autonoma serba si è autoproclamata indipendente il 17 febbraio 2008, suscitando le ire di Belgrado, ma anche di altri paesi come Russia e Cina preoccupate ciascuna per le proprie situazioni interne, alcune molto simili a quelle di Pristina e che potrebbero scatenare un effetto domino dopo la secessione kosovara. Ad oggi dei 192 paesi dell’Onu, sono 81 quelli che hanno riconosciuto il Kosovo come stato indipendente: tra questo figurano in primis gli Stati Uniti, l’Italia e 22 paesi dell’Ue (dei 27 fanno eccezione Spagna, Romania, Cipro, Grecia e Slovacchia), mentre le Nazioni Unite non si sono ancora pronunciate.
Dal canto suo l’Honduras è da dopo stato reintegrato nell’Organizzazione degli Stati Americani dopo la sua espulsione seguita al golpe del giugno 2009, quindi con uno status internazionale ancora molto debole. L’Università AAB-Riinverst di Pristina però ha conferito al presidente Lobo una laurea Honoris Causa come riconoscimento per la sua “vocazione democratica, integrazionista, e per il rispetto dei diritti umani e la sua politica governativa umanista e cristiana”.
Parole che suonano chiaramente come una partita di scambio per il riconoscimento internazionale concesso al Kosovo. E non poco sopra le righe sopratutto se si considerano le violazioni dei diritti umani in atto in Honduras dal golpe a oggi, sia nei confronti di componenti della società civile che si oppongono a una “democrazia forzata”, sia nei confronti dei giornalisti: sono già 15 quelli uccisi dal giugno 2009, l’ultimo dei quali proprio durante la trasferta europea del presidente Lobo.
Facevano parte della delegazione in visita ufficiale, oltre ad alcuni ministri, anche il direttore della ENEE (Empresa Nacional Energia Elettrica), Roberto Martínez Lozano, il quale ha dichiarato che “si sono stabiliti molti contatti e si sono aperte molte possibilità rispetto ad accordi culturali, turistici, economici, energetici e per le infrastrutture”. Ha aggiunto inoltre che “il Kosovo al pari dell’Honduras, sta lavorando assiduamente per la democrazia, e nonostante esca da una guerra ora vive in un ambiente di pace che può essere considerato un esempio per il mondo intero”.
Peccato che pochi giorni dopo la partenza della delegazione honduregna il clima di pace descritto dal direttore dell’ENEE si sia rovinato. Già a fine luglio la situazione nella zona nord al confine con la Serbia era molto tesa e il 16 settembre scorso con l’assunzione del controllo dei due valichi di frontiera di Brnjak y Jarinje da parte della polizia kosovara, la situazione è precipitata. Nella zona i confini sono ancora motivo di contestazione per la famigerata risoluzione delle Nazioni Unite 1244 (in .pdf) nella quale il Kosovo è considerato ancora parte del territorio Serbo. A nord del fiume Ibar infatti la maggioranza della popolazione è serba e oltre il ponte di Mitroviza si oppone con forza al controllo delle frontiere da parte della polizia kosovara, accusando le organizzazioni internazionali come EULEX (la missione dell’Unione Europea ufficialmente impegnata ad aiutare le autorità kosovare nella costruzione di uno stato di diritto) di aver abbandonato la neutralità in favore dei kosovari albanesi. Belgrado invece temporeggia e non ha ancora assunto una posizione chiara, imbrigliata com’è tra l’accelerazione dei negoziati per l’ingresso nell’Unione Europea e le richieste di aiuto da parte dei kosovari serbi.
Che valore abbia sullo scacchiere internazionale il riconoscimento del Kosovo e l’inizio di rapporti commerciali con un paese come l’Honduras, a sua volta alle prese con la ricerca di legittimità interna, è poco chiaro. Chiaro è però che entrambi sono alla ricerca di riconoscimenti internazionali e, si sa, l’unione fa la forza. Da non dimenticare che Lobo è stato eletto dopo il colpo di stato del giugno 2009, in una tornata elettorale tra gli imbarazzi di Washington e il boicottaggio delle urne da parte della società civile, indignata per il clima teso e intimidatorio che si respirava durante la campagna elettorale. Relazioni bilaterali a parte, la normalità per entrambi i paesi sembra ancora lontana.
Elvira Corona
(Inviata di Unimondo)






