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Giornata mondiale contro la malaria: urgono i vecchi fondi anche per le nuove cure
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Ieri, lunedì 25 aprile si è celebrata la Giornata mondiale per la lotta alla malaria (World Malaria Day), la ricorrenza annuale istituita dall'Onu per marcare le tappe del lungo e non facile cammino verso l’eradicazione di questa malattia dal nostro pianeta. “Circa metà della popolazione mondiale è a rischio di malaria, in particolare le popolazioni che vivono in paesi a basso reddito. La malaria colpisce più di 500 milioni di persone all'anno e ne uccide più di 1 milione in gran parte nell'Africa sub-sahariana” - riporta l’OMS (Rapporto in inglese, in .pdf).
L’emergenza è tale che la lotta alla malaria è stata inserita espressamente nel sesto degli Obiettivi di sviluppo del Millennio, assieme alla tubercoli e all’AIDS e per incrmengtare il contributo della comunità internazionale è stato istituito durante il G8 di Genova del 2001, un fondo speciale: il Fondo Globale internazionale per la lotta all’AIDS, alla tubercolosi e alla malaria (GFATM): il governo italiano è da alcuni anni insolvente tanto che diverse associazioni denunciano che in questo modo non solo il nostro paese mette a rischio la propria reputazione internazionale, ma la stessa sopravvivenza di milioni di persone. Anche una specifica campagna e partnership internazionale, la Roll Back Malaria, è stata lanciata a livello per sensibilizzare e combattere la malattia.
A seguito della revisione delle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), pubblicata la settimana scorsa, Medici Senza Frontiere (MSF) ha chiesto che nei paesi africani vengano finalmente eliminati gli ostacoli all’introduzione di un farmaco che ha dimostrato di ridurre la mortalità dei bambini affetti da malaria complicata. Nel suo nuovo rapporto “Making the Switch” (in .pdf), MSF ha esortato i governi africani a recepire le nuove direttive dell’OMS e a sostituire la meno efficace chinina con l’artesunato, grazie al quale si potrebbero salvare circa 200mila vite ogni anno. Inoltre, MSF ha chiesto all'OMS e ai donatori di sostenere i governi in modo che questo passaggio avvenga rapidamente. L’artesunato, infatti, costa tre volte di più, ma questa differenza di 31 milioni di dollari all'anno necessari a cambiamento radicale, è irrisoria rispetto alle 200mila vite che si potrebbero salvare secondo quanto sostengono i ricercatori.
“Noi eravamo in prima linea anche quando l'OMS ha modificato le raccomandazioni relative alla cura della malaria non complicata nel 2001, ma ci sono voluti anni prima che i paesi si adeguassero e, incredibilmente, dieci anni dopo, in alcuni di questi vengono utilizzati ancora i vecchi farmaci” – spiega Martin De Smet, medico, coordinatore delle attività sulla malaria per MSF. “Questa volta l'OMS deve garantire un cambiamento molto più veloce, affinché si possano salvare immediatamente molte vite. Non ci sono scuse per rimandare”.
Un rimedio semplice ma efficace di prevenzione della malattia è rappresentato dall’utilizzo di zanzariere. “Ogni giorno la malaria uccide 2000 bambini, quasi tutti in Africa, quasi tutti molto poveri. In mancanza di un vaccino, una zanzariera può fare la differenza tra la vita e la morte” – ricorda l’UNICEF. “Gli studi hanno dimostrato che quando i bambini di una comunità dormono sotto zanzariere trattate con insetticidi, il tasso di mortalità infantile complessiva può essere ridotto anche del 20%. Eppure centinaia di migliaia di bambini, soprattutto in Africa, moriranno a causa della mancanza di zanzariere e dei farmaci salva-vita, da assumere entro 24 ore dall'insorgenza dei sintomi. Attendere anche soltanto 6 ore prima di assumere il farmaco può avere effetti letali, per i bambini più piccoli” – ha ricordato Anthony Lake, Direttore dell'UNICEF. Tra il 2004 e il 2010, più di 400 milioni di zanzariere sono state distribuite nei Paesi in cui la malaria è endemica, ben 290 milioni di zanzariere soltanto nel 2008. Questi sforzi hanno portato a un progresso importante di riduzione nel numero globale di decessi dovuti a malaria, che è sceso del 20% tra il 2000 e il 2009.
Intanto, in prossimità della giornata mondiale, alcuni ricercatori finanziati dall’UE hanno scoperto che farmaci originariamente destinati ad inibire la crescita delle cellule tumorali possono anche uccidere il parassita che provoca la malaria. I ricercatori ritengono che tale scoperta potrebbe aprire la strada ad una nuova strategia per combattere questa malattia mortale. I tentativi di trovare una cura sono finora stati ostacolati dalla capacità del parassita di sviluppare rapidamente una resistenza ai farmaci.
La malaria è provocata da un parassita chiamato Plasmodium, che si trasmette attraverso le punture di zanzare infette. Nel corpo umano i parassiti si riproducono nel fegato e poi infettano i globuli rossi, dove proliferano. Finora la lotta contro la malaria è stata ostacolata dalla capacità del parassita di sviluppare rapidamente resistenza ai farmaci mutando e di sottrarsi al sistema immunitario insediandosi nel fegato e nei globuli rossi della persona colpita, proliferandovi. La scoperta che il parassita ha bisogno di dirottare alcuni enzimi dalla cellula nella quale vive apre una strategia nuova per combattere la malattia. Invece di attaccare il parassita stesso, l’idea è di rendergli ostile l’ambiente della cellula ospite, ossia bloccando le chinasi nella cellula. Questa strategia priva il parassita della capacità di sviluppare la resistenza ai farmaci. [GB]






