Dieci parole per la politica

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Vi sono alcune parole o, meglio, domande che vorremmo trovar presenti nei programmi politici dei prossimi congressi autunnali. Proviamo a declinarne alcune. Assieme. Offriamo un primo elenco in attesa del contributo dei lettori.

senso. Il senso ultimo dell’“agire politico” sta scritto nei fondamenti della nostra Costituzione: democrazia, lavoro, diritti dell’uomo, solidarietà, pari dignità. Cosa volevano e vogliono dire queste parole. È forse giunto il tempo di aggiornarle per ritrovare un senso al nostro “stare assieme”?

povertà. La “redistribuzione” che ha caratterizzato il nostro welfare ha garantito a tutti la possibilità di soddisfare i bisogni fondamentali. Ma, in taluni territori, anche sedato l’agire individuale. Assistenzialismo e favore politico sono strumenti propri delle mafie. Come combattere la povertà senza mortificare l’agire privato?

cura. Lavoro, relazioni, ambiente. Sembra venir meno della “cura” dei particolari e delle attenzioni che caratterizzano il “buen vivir”. Ridefinire l’agenda per riappropriarsi del tempo da dare alle persone. A partire dalla porta accanto

educazione. Non vien da sé. L’educazione alla cittadinanza plurima (territoriale /regionale/ statuale/ europea e mondiale) dev’essere programmata, permanente e trasversale. E, soprattutto, a tutte le età. Aiuta non solo ad elaborare paure, tessere relazioni e, quindi, ad esser meno soli ma soprattutto a ritrovare la sobrietà che caratterizza chi da più spazio all’essere più che all’avere.

fatica. Dare un futuro al Paese significa anche fa faticare i giovani crescendoli nella povertà. Per far questo dovremo dedicare più giorni di scuola e più occasioni di lavoro/impiego per forgiarli nella responsabilità.

partecipazione. È la via più lunga per arrivare ad una “decisione” ma è vitale per la democrazia. La “decisione ultima” spetta alla polis dopo aver favorito sia il confronto che la valorizzazione delle competenze.

conflitto. La gestione ed evoluzione positiva dello stesso non può prescindere dal suo riconoscimento. Serve dotarsi di luoghi e momenti di confronto, anche aspro, per conoscere e riconoscere le ragioni dell’altro aiutandoci tutti ad abbandonare le categorie della guerra e, conseguentemente, la guerra stessa.

cooperazione. Non solo la cooperazione tutelata dalla Costituzione (art.45) ma anche quella internazionale possono aiutarci a coniugare il “noi”. La solidarietà transfrontaliera aiuta i meno fortunati a radicarsi a casa propria ed aiuta tutti ad abitare l’interdipendenza.

formazione. Serve formazione politica, studio e nuove capacità al fine di forgiare “nuova classe dirigente” che azzardi la fatica, il merito e sia capace di risposte che l’oggi pone.

visione Una società non può basarsi sull’apporto solo degli analisti che periodicamente ci dicono “ove stiamo andando”. Serve un pensiero in grado di decifrare i cambiamenti dell’oggi per progettare futuro.

Coloro che volessero commentare / aggiungere o cancellare sono pregati di scrivere alla direzione di unimondo: [email protected]. La direzione raccoglierà tutte le osservazioni e riformulerà le 10 parole in un documento più corposo che verrà consegnato alla politica attraverso una campagna mirata.[FP]

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