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Di che colore è la pelle di Dio?
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Il 23 aprile dedicai il mio editoriale alla beatificazione di Giovanni Paolo II° dal titolo: Santo Subito? Apriti cielo. Sia nel web che nella carta stampata religiosi e laici si sono scandalizzati. Un senatore s'è addirittura stupito che io possa essere un dirigente delle Acli. Ma non vorrei soffermarmi, con questo mio ritorno sull'argomento, alla filosofia ma, visto che l'Illuminismo è in antitesi all'oscurantismo, senza offesa per alcuno, vorrei aiutarmi con una scienza un po' più esatta: la statistica.
Il 28 aprile Roni Hamaui scrisse su lavoce.info che dal Cinquecento fino al 1978 con l'elezione di Papa Wojtyla tutti i pontefici sono stati italiani. Anche nei secoli precedenti la stragrande maggioranza degli oltre 260 pontefici che si sono succeduti erano nati sul territorio italiano. Unica eccezione, fra la metà del 1200 a tutto il 1300, quando una serie di cardinali di origine francese si sedettero sul trono di Pietro, in concomitanza con la “cattività avignonese” (1307-1399).
Nel mio articolo di fondo facevo presente che vi sono circa 200 stati nel mondo ed attribuire la ricaduta di “scelte divine” su un paio di Stati mi pareva al quanto azzardata.
Il mio pezzo, come molti hanno, certamente in buona fede, maleinterpretato, non era se Wojtila dovesse essere beato o meno ma se non sia giunto il tempo per la Chiesa essere universale o meno. Se fosse il caso, nel terzo millennio, non attribuire sia l'elezione del Papa che la sua eventuale beatificazione al volere del Padre Eterno che, a mio avviso, ha ben altro a cui pensare con 31 conflitti aperti nel mondo ed un miliardo di affamati.
Secondo la voce.info diretta dal responsabile scientifico del nostro festival dell'economia i cardinali italiani sono sessantacinque su un totale duecentotre. Tanti rispetto al peso del cattolicesimo italiano che è eguale al 5% dei credenti cattolici nel mondo.
Gli economisti di Milano sostengono la mia tesi: Ugualmente impressionante è il numero di santi italiani sia beatificati che canonizzati. A partire dal 1500, cioè da quando i processi di beatificazione e canonizzazione sono divenuti più strutturati e i dati più certi, la percentuale di santi italiani ha sempre oscillato fra il 40 e il 70 per cento. Anche Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, che pure hanno accresciuto in modo esponenziale il numero di beatificazioni e canonizzazioni, hanno continuato a riservare all’Italia una percentuale eccezionalmente alta di santificazioni: attorno al 40 per cento.
Passando infine ai cardinali e agli alti funzionari della Chiesa vale la pena ricordare che fino al XIX secolo la maggioranza di essi proveniva da famiglie della grande e piccola nobiltà italiana, in particolare romana. Dal XIX secolo con la perdita di importanza del potere temporale della Chiesa e la fine dello Stato Pontificio la composizione e il ruolo del collegio cardinalizio mutano profondamente. Ne è un esempio l'internazionalizzazione del Sacro Collegio, conseguenza dell'espansione nelle terre di missione, della ricerca da parte della Santa Sede di un appoggio internazionale e una impostazione della Chiesa più pastorale e meno "di corte". Durante il pontificato di Pio IX vengono nominati i primi cardinali provenienti dalle Americhe e dall'Australia. Muta anche l'origine sociale dei cardinali: se durante il pontificato di Pio VII (1800-1823) il 92 per cento dei cardinali nominati proveniva dalla nobiltà, la percentuale si riduce notevolmente nel corso nell’Ottocento, lasciando spazio a quelli provenienti dalla borghesia o di origini modeste.
Anche il numero dei cardinali è aumentato molto nel tempo. Se nei primi anni del secondo millennio oscillavano tra venti e quaranta, il loro numero fu portato a settanta da Sisto V nel 1588. Giovanni XXIII nel 1958 ne ampliò ulteriormente il numero così come i suoi successori. Con l'ultimo concistoro, convocato da Papa Benedetto XVI il 20 novembre 2010, il Sacro Collegio ha raggiunto il numero di duecentotre cardinali viventi, provenienti da sessantotto nazioni, un vero record, mai raggiunto prima nella storia della Chiesa cattolica. Nonostante questo il numero di cardinali italiani (sessantacinque) rimane enormemente sovradimensionato rispetto al peso del cattolicesimo italiano.
Tutto ciò a riprova di come all’interno della Chiesa cattolica, seppure negli ultimi anni il processo di internazionalizzazione abbia fatto passi da gigante, l’Italia e gli italiani rimangano ancora centrali nella sua vita e nelle sue istituzioni. Vedere un Papa tedesco che beatifica uno polacco è già un'apertura all'Europa ma il mondo è tutt'altra cosa. Come per il G8 o per il Consiglio di Sicurezza, per il Fondo Monetario o la Banca Mondiale parliamo sempre più d'inclusione lo dovremo fare anche per la Chiesa Cattolica. Aggiungere più posti alla stessa mensa. Insomma, dopo un Presidente nero, è tempo di un Papa nero? Di che colore è la pelle di Dio?
A tal proposito nel mio precedente editoriale, per non suscitar polemiche, non ho volutamente toccato la questione economica. Ma la storia dimostra come non tutti possono permettersi di diventar papi o santi. Insomma, un processo di beatificazione ha dei costi che vanno sostenuti. Nulla da ridire. Ma la questione è: bisogna addossare al Padre Eterno il volere di noi comuni mortali? Non è un atto di presunzione anche questo?






