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Chi aveva perso?
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Chi aveva perso? 20 anni fa, con la riunificazione delle due Germanie, fu chiarissimo e con la caduta del muro di Berlino, l'anno precedente, non v'erano proprio dubbi: il socialismo. Insomma in un paio d'anni fu chiaro a tutti che tutto ciò che in qualche modo non facesse riferimento al neoliberismo avesse definitivamente perso. Alcuna possibilità di contestualizzare. Alcuna rivisitazione storica. Punto.
A 4 lustri dalla svolta appare una timida tabella elaborata dalla BBC sulla rivista Prospect. In soldoni, ma proprio in soldoni, il Pil pro capite dei paesi del Bric (Brasile, Russia, India e Cina), calcolato in base alla parità di potere d'acquisto, salirà a due cifre per questi paesi per il prossimo lustro 2010- 2015.
Credo che alcune timide considerazioni dovrebbero esser fatte all'indomani del salvataggio del motore finanziario del turbocapitalismo Usa con 700 miliardi di dollari.
La prima è che anche i neoliberisti più convinti sono, ora, a favore della mano pubblica in economia per cui non tutto della pianificazione oltrecortina, forse, doveva esser aprioristicamente gettato. La seconda è che i paesi del BRIC con crescita a due cifre hanno governi con chiari riferimenti alla sinistra storica. Dal comunismo cinese alla socialdemocrazia indiana. Certo. Qui la politica c'entra forse poco in quanto la globalizzazione fa vincere chi ha ampi mercati interni e ridotti costi di produzione ma, forse, il collettivismo, il sentirsi “nazione in competizione” sta asfaltando l'individualismo, coloro che, invece di unirsi in ambito europeo per reggere il confronto, si sfaldano all'interno dei microstati nazionali: dal Belgio all'Italia.
Due collaboratori di Unimondo sono appena tornati da due viaggi. Il primo dalla regione più povera del Piauì Brasile ed il secondo dalla Polonia. Entrambi m'hanno narrato il sogno di un paese. In Piauì chi andava a piedi ora mira ad una bici sgangherata e chi aveva una bici sgangherata mira ad una bici nuova e quest'ultimo ad un motorino di seconda mano. I nostri anni '70. Bimbi ovunque. La donna che veniva, sino a 20 anni fa, picchiata dal marito ubriaco oggi chiede il divorzio, accudisce i figli, lavora ed ha successo. Non è un caso la prossima vittoria di Dilma. La guerrigliera del PT rappresenta il nuovo sogno dell'ottava potenza industriale del mondo. Della potenza che ha capito per tempo che l'equilibrio si sposterà dall'Atlantico al Pacifico e che ha finanziato più l'innovazione tecnologica che la conservazione. Della cosa ne ha beneficiato anche la Fiat, come ci ricorda Tito Boeri, che produce ormai più vetture in Brasile che in Italia.
L'amico che è tornato da Varsavia ha messo a raffronto una classe scolastica polacca con una italiana sul sogno. I primi sognavano di diventare medici, ingegneri, avvocati mentre tra i nostrani, fra alcune certezze, imperversava il “non so” o il “sono ancora indeciso”. La Polonia è un attore di tutto rispetto nelle relazioni internazionali e durante il mio viaggio in Caucaso ho potuto notare come sia spenta la nostra cooperazione internazionale a raffronto di quella polacca.
Ma non è di Polonia che volevo parlarvi ma di Russia. Secondo il World Wealth Report i milionari russi sono aumentati vertiginosamente. + 129%. Ciò sconfessa certamente ogni politica re-distributiva professata dalla falce e martello ma si registra anche un aumento dell'occupazione tanto da riassorbire, secondo l'ufficio di statistica federale, la disoccupazione creata dal 2008. Non so quanto affidabili siano questi dati e queste dichiarazioni ma noi, dall'Italia, abbiamo una controprova inconfutabile: dall'anno scorso i turisti russi in Italia sono aumentati del 40%.
La Cina, come c' ha raccontato il collega Piergiorgio Cattani, tra i tantissimi disastri ambientali paragonabili solo alla Russia, sa anche stupire. Mentre noi parolaiamo di green economy loro la fanno. Forse non di qualità ma certamente d'impressionanti quantità. E per tutto il mondo.
L'India del miracolo economico sembra aver avuto qualche difficoltà con l'organizzazione dei giochi del Commonwealth, ma la cosa sembra non preoccupare gli sfidanti di Pechino. Il loro trend è in crescita nonostante tutto. Le loro Università continuano a sfornare annualmente ingegneri hi -tec ed il raffronto andrà fatto nel 2015.
Ma torniamo a noi. Alla nostra Europa incapace d'esser tale. Manuel Castells nel suo ultimo libro “Comunicazione e potere” ci racconta del pericolo di rinchiuderci in trincea e tenere per noi i posti di lavoro, l'istruzione pubblica e la sanità. Mette in guardia chi pensava d'aver vinto con l'arroganza che ci contraddistingue. Per Castells “la nostra ultima speranza,” davanti ai veri vincitori del BRIC, “è conquistare il rispetto del nuovo mondo grazie al nostro valore morale”. Se ci attardiamo perché ancor ci consideriamo coloro che hanno vinto la sfida del secolo scorso o perché ci sentiamo parte del G7 non avremo semplicemente posto nel secolo appena iniziato.
Fabio Pipinato direttore di Unimondo






