Bush, Prodi... e l'Africa torna ad essere contesa

Stampa

Di Africa si parla solo in poche occasioni. Per ricordare le guerre che la devastano, o la miseria che continua a creare vittime. Oppure, alla vigilia dei summit internazionali, per dire, sapendo di mentire, che dei drammi di questo continente non bisogna dimenticarsi. Ma poi tutto torna nel dimenticatoio, lasciato alla solidarietà o dei missionari o delle Ong.

L'Africa non ha capacità competitive tali da permettergli di stare sul mercato della globalizzazione imperante. Per cui non importa più di tanto ai signori dell'economia e della finanza internazionali.

Eppure il Presidente americano ha deciso di fare un viaggio nel continente, visitando alcuni paesi simbolo e cercando di porre un'ipoteca a stelle e strisce sul suo futuro.

Il fatto è che l'Africa ha nel suo sottosuole ricchezze enormi, molte delle quali ancora inesplorate. Proprio in questi ultimi mesi si parla di enormi giacimenti petroliferi che sarebbero sotto il Lago Alberto in Repubblica Democratica del Congo. Senza contare minerali di ogni genere: dall'oro ai diamanti, al rame, al coltano, questo nuovo oro del nostro tempo che è ritenuto indispensabile per il presente e il futuro dell'industria elettronica.

In concomitanza con il viaggio di Bush, Prodi si è recato personalmente a Maputo, alla riunione dell'Unione Africana, mentre usciva nelle pagine del maggior quotidiano italiano un lungo articolo dello stesso Prodi, in cui si parlava dell'impegno europeo per risolvere i drammi africani.

Il segnale di un altro scenario di scontro tra Stati Uniti e Europa. Uno scenario non nuovo. Non va dimenticato il viaggio dello stesso Clinton in Africa, né quello del suo segretario di Stato. Un interessamento, quello di allora che portò all'inasprimento degli scontri nell'area dei Grandi Laghi, all'ascesa del prestigio dei presidenti di Ruanda e Uganda, Museweni e Kagame, alla perdita di egemonia della Francia e del francese. Oggi a Kigali, dove ieri si parlava francese si parla inglese.

La visita di Bush si pone, tuttavia, in un contesto nuovo. Da una parte la ripresa di posizione da parte francese, con l'invio di truppe in Costa d'Avorio a cui Bush risponde con l'invio di americani in Liberia, e la forte spinta della Francia perché si arrivi ad una vera e propria forza di peace Keeping nella repubblica Democratica del Congo. E, dall'altra, facendo dell'Africa una pedina della grande contesa per l'egemonia che oggi divide Europa e Stati Uniti.

L'Africa torna ad essere contesa. Come zona strategica soprattutto per le sue ricchezze minerarie e come possibile pedina di scambio. Bush ha fatto chiaramente intendere all'Europa di essere disposto a lasciare l'Africa se in cambio l'Europa gli lascia mano libera in Asia.

E tutto questo senza gli africani. A loro tocca soltanto il ruolo di comparse nella grande sfida. Continuano a morire di miseria, di malattie e di guerre. Cercheranno di far sentire la loro voce ai vertici internazionali. Saranno ancora ai primi posti nelle classifiche che si fanno ad ogni apertura del vaso di Pandora. Ma la loro sorte interessa ben poco. Meglio pensare all'oro, ai diamanti, al petrolio, al coltano. Agli africani ci pensi la "Madre Teresa" di turno.

di Eugenio Melandri in Solidarietà Internazionale

Ultime notizie

Hebron: l’autunno record di violenza

15 Novembre 2025
Le colonie illegali israeliane sono in velocissima espansione e sono arrivate a soffocare la città. (Monica Pelliccia e Alice Pistolesi)

COP30: la cronaca della delegazione di Agenzia di Stampa Giovanile

14 Novembre 2025
Una delegazione di 9 giovani e ricercatori trentini è alla Conferenza ONU sul Clima (COP30) a Belém, in Amazzonia, per raccontare e condividere il futuro del Pianeta.

Il punto - La diplomazia resta uno strumento fragile

14 Novembre 2025
Le guerre in corso non sono eventi straordinari, ma parte di un problema in espansione. (Raffaele Crocco)

Laura Tussi, la voce radicale della pace

13 Novembre 2025
Laura Tussi, la voce radicale della pace. Impegnata per la giustizia contro riarmo e discriminazioni. (Giorgio Cremaschi e Salvatore Izzo)

Dossier – I portuali contro le guerre nel mondo. Nord Ovest Europa (3)

12 Novembre 2025
Anche nell’Europa occidentale, dal Mar Mediterraneo all’Atlantico, i porti sono crocevia di armi. (Linda Maggiori)

Video

Serbia, arriva a Bruxelles la maratona di protesta di studenti per crollo alla stazione di Novi Sad