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Brasile. Boff per Dilma
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“Celebriamo con allegria la vittoria di Dilma Rousseff. E non possiamo non essere soddisfatti anche per la sconfitta di José Serra che non ha meritato di vincere queste elezioni, dato il livello indecente della sua campagna (pur dovendo registrare eccessi da entrambe le parti)”.
Fra i primi a felicitarsi per la vittoria elettorale di Dilma Roussseff, delfina del presidente uscente Lula, riconfermata con circa il 55% di voti al ballottaggio, è uno dei massimi rappresentati della Teologia della liberazione. Il filosofo Leonardo Boff, dall’alto dei suoi settantadue anni, esulta. Anche per l’insuccesso dei “vescovi conservatori, che si sono posti fuori dal gioco democratico e hanno manipolato la depenalizzazione dell’aborto”.
Passata la festa però, c’è bisogno di “una riflessione pacata su cosa potrà essere il governo Roussef”. Infatti, una volta accettata l’analisi secondo la quale, il governo Lula ha rappresentato una fase di scosse e di mutamenti per la rottura nelle politiche sociali, senza intaccare quelle macroeconomiche – spiega l’ex francescano – è giusto chiedersi se “la Presidenta, saprà approfondire la transizione, ponendo l’accento a favore del sociale - e quindi della maggioranza dei cittadini – o se invece, manterrà l'equazione che preserva l'economico con venature monetariste, con le contraddizioni denunciate dai movimenti sociali e dalla parte migliore degli intellettuali brasiliani”.
Dunque, Dilma avrà la forza fare quel passo avanti nel sociale, mancato a Lula – al quale tuttavia si riconosce un importante successo nella diminuzione della povertà - e che possa avvicinare il Brasile ad altri stati latinoamericani? “Ritengo che Dilma abbia dato segnali che si indirizzerà maggiormente verso il lato social-popolare. Ma alcuni problemi nuovi come il riscaldamento globale devono essere improrogabilmente affrontati. Vedo che la nuova Presidenta ha compreso il rilievo dell’agenda ambientale, introdotta dalla candidata Marina Silva. Il PAC (Progetto di Accelerazione della Crescita) deve incorporare una nuova coscienza, secondo la quale non sarebbe responsabile portare avanti le opere previste, fregandosene dei dati attuali”. Mentre “si annuncia all’orizzonte una nuova crisi economica, visto che gli Usa hanno deciso di esportare la loro crisi, svalutando il dollaro e danneggiandoci sensibilmente”.
E soprattutto, come si diceva, Dilma dovrà riuscire in quelle riforme strutturali dove il suo mentore ha fallito: politica, fiscale, agraria. L’ostacolo alla prima, sono gli “interessi corporativi dei partiti, in gran parte privi di ideologia e assetati di benefici”, dice Boff con riferimento allo scandalo del mensalão, che coinvolse il governo Lula. La seconda invece dovrà “stabilire una equità minima tra i contribuenti, poiché fino ad ora il fisco favorisce i ricchi e pesa gravemente sui salariati”. Per quanto riguarda la tanto attesa riforma agraria “non può essere soddisfatta solo con alcuni insediamenti. Deve essere integrale e popolare, portando la democrazia nelle campagne e alleggerendo la “favelizzazione” delle città.
Il Brasile detiene i fondamentali fattori ecologici per il pianeta e, se il veloce sviluppo economico saprà rispettarli “potremo rappresentare in futuro la prima potenza ai tropici, non imperialista ma cordiale e corresponsabile del destino comune”.






